LA CROCE ROSSA ITALIANA IN ALTO ADIGE SI VUOLE DAVVERO SALVAGUARDARLA E MANTENERLA PUBBLICA?

Posted on 13/08/2013

Siamo perfettamente a conoscenza dell’ aberrante decisione del Governo nazionale che intenderebbe privatizzare, entro il 31.12.2013, la Croce Rossa Italiana; il tutto e’ nel decreto n. 178 del 2012.
Se sulla pseudo privatizzazione dell’ acqua la sinistra scese in piazza e nacquero comitati per indire un referendum, per la CRI nessuno, almeno a livello nazionale, sembra muoversi. Ed e’ grave perché la Sua Storia, le Sue azioni assistenziali, la Sua disinteressata partecipazione in ogni angolo della penisola in cui serve qualsiasi aiuto, aggiunto al servizio di pronto intervento, fanno della CRI un fiore all’ occhiello della nostra Italia.l
Privatizzarla, e quindi procedere con il Suo lento ma inesorabile annientamento significa distruggere una ricchezza sociale, umana e solidale di cui tutti noi abbiamo ragione di vantarci.
In provincia si è già iniziata questa devastante opera a Bressanone dove, il Centro Protezione Civile Unificato, nato appena da circa un anno e che vede assieme, sotto lo stesso tetto e a servizio della stessa organizzazione la CRI, la Croce Bianca e il Soccorso Alpino, ha visto trasferire del personale della CRI in altri luoghi. È l’ inizio della fine, preso anche atto di quanto sta accadendo a Laives dove una intera città e i suoi comuni limitrofi resterebbero senza servizio notturno e festivi di pronto intervento per le stesse ragioni ? Quanto impiegherà una auto ambulanza a giungere a Laives se resterà solo il servizio di Egna e di Bolzano? E si pensi che la CRI a Laives il servizio esiste da trenta anni; quando Laives era davvero un paese e non il grosso centro abitato che nel corso dello stesso periodo ha visto triplicare i residenti. E il personale in esubero, causato da minore servizio e presenza anche notturna in parte soppressa dove troverà il suo giusto collocamento? In una Provincia che ha sette ospedali per 450.000 abitanti la scellerata scelta politica sarebbe quella di non diminuire i nosocomi in assurdo sovrannumero e di ridurre, contemporaneamente, il servizio di pronto intervento; quello, tanto per intenderci, che se tarda può causare la morte? Intende davvero la Provincia assumersi una tale responsabilità politica, sociale ed umana?

Si interroga la Giunta Provinciale

– come intenderà la Provincia riorganizzare il servizio di pronto intervento quando mancherà sia in diversi punti logistici, sia in orari di lavoro ridotto, la presenza della Croce Rossa?
– cosa intenderebbe fare la Provincia per sollecitare il governo nazionale ad abbandonare l’ ipotesi di un ridimensionamento della CRI in Alto Adige esulandola, in virtù della nostra autonomia, da ogni criterio di privatizzazione?
-potrebbe la Provincia richiedere, se quanto sopra non fosse legislativamente possibile, di acquisire la CRI presente in Provincia con la sua organizzazione, i suoi uomini, i suoi mezzi, le sue proprietà, e soprattutto la Sua esperienza professionale?
Richiedesi risposta scritta
Donato Seppi
UNITALIA. Bolzano, 13 agosto 2013