L’abominevole spreco del pubblico denaro a favore di nomadi che non meritano nulla!!

Posted on 15/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA

Anno 2009.
Si stanziano 222.000!!!! euro (si, avete capito bene: duecentoventiduemila euro!!!) per un corso per gelatai, stage compreso, organizzato esclusivamente per la famiglia di Radames Gabrielli, noto nomade residente a Bolzano.
“Non chiedetemi se si può definire “nomade” un residente a Bolzano dalla nascita e non osate porre questo interrogativo al sistema politico comunale: vi risponderanno che è un dogma della fede catto-comunista e quindi…prendere o lasciare!”
Anno 2011
I Sinti della stessa famiglia nomade (ma residente!) sono pronti a “mettersi in proprio”: gestiranno il bar Righi, la struttura che si trova sui prati del Talvera vicino all’omonimo campo da calcio. Realizzato dalla Provincia e dato in concessione al Comune, il complesso dispone di bar e ristorante. La giunta comunale ha infatti deliberato l’affidamento della gestione del Righi alla cooperativa Aquila. Il tutto all’interno del progetto di inserimento lavorativo autonomo di cittadini Sinti residenti in città. Il canone di subconcessione annuale è stato stimato dagli uffici comunali in 12.300 euro annui, che però sarà dimezzato in base alla scopo sociale della concessione che andrà avanti fino al 31 ottobre 2012. Il contratto è stato stipulato con Radames Gabrielli, in qualità di presidente della cooperativa Aquila. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto finanziato dal Fondo sociale europeo «Sintengre Avarpen – il lavoro dei Sinti». Alla coop l’obbligo di versare una cauzione pari alla metà del canone pagato.
La storia del Bar
In precedenza, per circa cinque anni, il bar è stato gestito da Stefano Pizzo della cooperativa Cs2a: canone d’affitto 1.800 euro al mese contro i 512 chiesti oggi ai Gabrielli. «Noi – spiega Pizzo – più volte avevamo fatto presente che 1.800 euro al mese erano troppi: il bar è decentrato e proprio per questo il funzionamento è strettamente legato alle partite di baseball e di calcio. Anche in estate il giro è limitato, perché per la sua collocazione risente molto del vento che spira dalla Val Sarentina. Vedo però che ora ai Sinti il Comune concede un prezzo speciale: è chiaro che dovendo pagare un canone che è meno di un terzo del nostro la musica cambia».
Le ultime parole famose del luglio 2011
Prevedendo le critiche, in Comune difendono l’iniziativa (sentite bene l’intervista rilasciata all’ Alto Adige): «È sbagliato – dice l’assessore alle politiche sociali Mauro Randi – fermarsi all’aspetto economico. Questa è una grossa sfida per i Sinti: dovranno mettersi in gioco e dimostrare di sapersela cavare da soli. E comunque, se è vero che si rinuncia ad incassare un canone più elevato, è altrettanto vero che si risparmierà sui sussidi economici concessi ai meno abbienti. È un investimento che si fa pensando al futuro: queste persone devono imparare a diventare autosufficienti. Verseranno i contributi e un domani avranno una pensione». Anche l’assessore Patrizia Trincanato, che ha sempre seguito i problemi dei nomadi, è fermamente convinta della bontà dell’iniziativa: «Tutti si lamentano del fatto che i Sinti non lavorano, questa è l’occasione per dimostrare il contrario». Parole che, alla luce dei fatti in seguito accaduti si….commentano da sole!
Situazione attuale
Dopo mille vicissitudini, non siamo nemmeno in grado di rendere noto se l’affitto al Comune è stato pagato o meno, la corrente elettrica è stata “tagliata” e i sinti della famiglia Gabrielli hanno gettato la spugna nel novembre del 2012, circa un anno dopo avere aperto il pubblico esercizio! Assieme alla rinuncia dei Gabrielli sfumano 222.000 Euro, spesi come era ovvio per nulla, sfuma la differenza per l’affitto scontato, e sfuma il buon nome del locale.
Rimane però la faccia, politicamente tosta e per nulla turbata degli assessori comunali Randi e Trincanato che, per nulla interessati a chiedere venia per la fiducia male riposta e costata tra affitti mancanti e corsi per gelatai quasi 300.000 Euro, continuano imperturbati nella Loro costante opera di recupero di chi ovviamente non ha alcuna intenzione di essere recuperato. La ragione? Molto semplice: a lavorare si suda e si fatica. Perché lo si dovrebbe fare se si può vivere in case IPES, finanziati da sussidi pubblici e aiutati dal Comune, dalla Provincia, dallo Stato, dai catto-comunisti di ogni ordine e grado? Sempre, comunque e costantemente alla faccia del cittadino e con i quattrini del contribuente anche se lo stesso è senza lavoro, senza casa e senza speranze!
Considerazioni finali
Non chiedetemi mai più, per gentilezza, cosa si può fare per arginare lo spregevole spreco di denaro pubblico a favore di chi non merita nulla e, contemporaneamente, si lasciano morire di fame i pensionati con entrate da fame e si lasciano i giovani a marcire in cerca di un lavoro. Non chiedetemelo più, perché deve essere a tutti chiaro che fino a quando il popolo voterà e si farà governare da queste menti politicamente e socialmente ottenebrate la colpa è, e rimane, nelle scelte che il cittadino elettore si sente di fare. Non chiedetemi nemmeno cosa farei io se potessi governare questi “fenomeni”: la risposta ve la siete già dati da soli!

Donato Seppi
Consigliere Provinciale UNITALIA

Bolzano, 15 aprile 2013