Gli assegnatari di alloggi IPES dediti allo spaccio di droga, devono essere immediatamente sfrattati.

Posted on 02/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA Al Presidente del Consiglio Provinciale Bolzano Mozione: Gli assegnatari di alloggi IPES dediti allo spaccio di droga, devono essere immediatamente sfrattati. L’arresto per spaccio di droga degli inquilini dell’alloggio IPES sito in viale Europa 176, interno 2,  eseguito dalla Polizia, mette in luce un fenomeno di smercio di sostanze stupefacenti di dimensioni gigantesche praticato addirittura dalla finestra di una casa popolare. Questo gravissimo reato, di cui i responsabili renderanno evidentemente conto alla Giustizia, è stato perpetrato in un appartamento dell’IPES che ha assunto anche la funzione di costituire un nascondiglio per l’abbondante quantità di stupefacente trovata e sequestrata dalla forza di pubblica sicurezza. Uno smercio di droga, aggravato dall’essere attuato anche a minorenni, è francamente un ignobile reato che diventa maggiormente inaccettabile quando eseguito in una pubblica proprietà abitativa considerati i fini sociali a cui la stessa è destinata. I responsabili dell’edilizia sociale abitativa si assumano quindi la responsabilità di rendere immediatamente libero quell’appartamento, di assegnarlo ad una famiglia locale bisognosa (sono oltre 1000 i richiedenti italiani che attendono un “tetto” dalla pubblica amministrazione), restituendolo agli scopi per cui è stato, con il denaro del cittadino contribuente, realizzato. Se serve qualcuno che si assuma la responsabilità giuridica e l’onere di entrare in quella casa del popolo, prendere mobili e masserizie degli attuali assegnatari arrestati, che speriamo rimangano nelle patrie galere per diversi anni, e portarle all’inceneritore, ci offriamo come volontari. E’ ora di finirla con un buonismo divenuto parossistico a favore di chi elude la Legge: abbiamo bisogno di giustizia sociale. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE –          A prendere coraggiosamente e definitivamente atto che pregiudicati e assegnatari di case popolari che commettono reati penali di estrema gravità, come lo spaccio di droga, devono essere immediatamente sfrattati dagli alloggi IPES e posti materialmente sulla strada. –          A prendere atto che le case popolari sono un diritto per i lavoratori, le famiglie di lavoratori e per i pensionati. Chiunque non appartenga a queste categorie, o sia pregiudicato, o commetta gravi reati penali deve essere allontanato, se assegnatario, o deve vedersi rifiutata la sua domanda se richiedente. Bolzano, 02/04/2013 Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato...

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Deve essere preteso l’immediato rispetto della Legge in vigore che prevede la presenza dei crocifissi all’interno di ogni aula scolastica.

Posted on 02/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA  Alla Presidente del Consiglio Provinciale Sede MOZIONE: Deve essere preteso l’immediato rispetto della Legge in vigore che prevede la presenza dei crocifissi all’interno di ogni aula scolastica. Preso atto che una nostra  Mozione in merito sia stata votata dal  Consiglio Provinciale in una legislatura precedente, la sua totale applicazione non è stata posta in essere. Va infatti segnalato che da numerose famiglie con figli iscritti nelle scuole elementari, medie e superiori della Provincia di Bolzano ci viene segnalata la mancanza del crocifisso all’interno delle aule didattiche, così come previsto dalla Legge in vigore, il Regio decreto n. 965 del 30 aprile 1924 che cita testualmente all’art.18:” Ogni Istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula l’immagine del crocifisso”. Questo riferimento legislativo, essendo tutt’ora in vigore perché non seguito da altre leggi o normative in materia deve essere assolutamente rispettato! Lo stesso Consiglio di Stato, interpellato in merito all’obbligo del rispetto dell’art.18 del R.D. sopra citato, si è espresso  in data 27.04.1988, con il parere n.63/88, risolvendo positivamente il problema della presenza del crocefisso nelle aule scolastiche. Il Consiglio di Stato afferma infatti che “ai fini di un più razionale esame del quesito, è opportuno tenere distinta la normativa riguardante l’affissione dell’immagine del crocefisso nelle scuole da quella relativa all’insegnamento della religione cattolica”. Nel caso in questione il Consiglio di Stato trova ulteriore argomento nel fatto che le norme che prevedono il crocefisso nelle aule sono addirittura precedenti al Concordato Lateranense, e che “la Croce, a parte il significato per i Credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da specifica confessione religiosa”. Preso quindi atto di quanto sopra e alla luce di una situazione reale che all’interno di diverse scuole della Provincia non rispetta  quanto imposto dalle Leggi in vigore e dal parere espresso dal Consiglio di Stato. SI IMPEGNA LA GIUNTA PROVINCIALE A obbligare i Presidi alla verifica di quanto sopra e ad impegnare gli Stessi al pieno rispetto della normativa in vigore per quanto riguarda la presenza del Crocefisso in tutte le aule di tutte le scuole della Provincia; A pretendere l’ottemperanza della legge da parte di tutti gli operatori del settore scolastico mettendo immediatamente in atto tutte le sanzioni previste dalla Legge se la stessa non venisse fatta rispettare nel limite massimo di trenta giorni. Bolzano,  02/04/2013                                                                                   Il Consigliere Provinciale di Unitalia                                                                                      Donato...

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Istituzione, a protezione dei consumatori, di una certificazione comunale che attesti l’onestà degli esercenti le attività di commercio al minuto.

Posted on 02/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA Al Presidente del Consiglio Provinciale Bolzano MOZIONE:  Istituzione, a protezione dei consumatori, di una certificazione comunale che attesti l’onestà degli esercenti le attività di commercio al minuto.  I recenti dati pubblicati dai maggiori organi di informazione confermano in pieno l’impressione già generalizzata fra la popolazione altoatesina che i prezzi per i beni di necessaria utilità, o sopravvivenza, sono giunti a livelli insopportabili soprattutto se paragonati a quelli praticati nel resto d’Italia. Differenze che presentano aumenti del 17%  su beni alimentari di largo consumo praticati dagli ipermercati di Bolzano rispetto a quelli del Veneto, aggiunti ai prezzi della frutta e verdura venduta al doppio e al triplo rispetto a Verona, danno la giusta dimensione di un fenomeno che va preso finalmente in seria considerazione a tutti i livelli. Gli osservatori dei prezzi voluti dal Comune, così come le urla inferocite delle associazioni dei consumatori che giungono ad intervalli regolari a scandire la realtà di una questione sempre e comunque irrisolta, non servono francamente a nulla se non a creare lo scompiglio di due giorni e poi tornare nel più assoluto silenzio e nella totale anarchia dei prezzi. Vi è quindi la più urgente necessità di correre ai ripari affinché lavoratori, pensionati e classi meno abbienti abbiano finalmente la possibilità di tornare a vivere, e non solo a sopravvivere come accade ora, costretti come sono per mangiare, a  perdere per strada, nei supermercati, nei banchetti di frutta e verdura, nelle panetterie ed in altri negozi di alimentari della nostra provincia, il vero potere d’acquisto del proprio denaro. Prezzi assurdi e fuori da ogni logica sono da sempre una prerogativa negativa di Bolzano. Ciò non accade solo nel settore alimentare e, da quando è entrato in vigore l’euro, la situazione già precedentemente grave non è solo peggiorata ma addirittura degenerata. La nostra proposta, per tentare di risolvere l’annosa e quanto mai controversa problematica, nasce dalla necessaria verifica dell’onestà dei commercianti e, tale qualità, si misura esclusivamente sulle percentuali di ricarico praticate degli stessi relativamente alla merce acquistata all’ingrosso e rivenduta al minuto. L’istituzione di una commissione paritetica fra tecnici pubblici e rappresentanti delle categorie dovrebbe quindi stabilire per ogni tabella merceologica di beni di necessaria sopravvivenza e, all’interno della stessa tabella, per ogni tipo di merce posta sui banchi di vendita, una percentuale massima di ricarico entro la quale il commerciante dovrà formulare il suo prezzo al minuto. Tale impegno fra il Comune e l’esercente l’attività di vendita al minuto, sottoscritto e accettato, darà al negozio in oggetto la qualifica di “Negozio sottoposto al controllo sui prezzi”, fornirà un contrassegno indicativo di tale certificazione all’esercizio commerciale e porrà il cittadino nelle condizioni di essere chiaramente informato su quali rivenditori potrà contare e quindi rivolgersi ad essi con fiducia. E’ altrettanto evidente che dove sarà esposta, tramite contrassegno, la certificazione del Comune maggiori saranno le potenzialità di vendita e...

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Il rispetto dei diritti dei disabili e la realizzazione delle Loro legittime aspettative sono fondamentali in una società civile.

Posted on 02/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA Al Presidente del Consiglio Provinciale Bolzano MOZIONE : Il rispetto dei diritti dei disabili e la realizzazione delle Loro legittime aspettative sono fondamentali in una società civile. Che la questione sociale e assistenziale relativa ai disabili ospitati nelle strutture dell’Azienda servizi sociali di Bolzano sia da porre politicamente e soprattutto umanamente, sotto i riflettori di tutta la nostra Comunità è un fatto assolutamente scontato. Specialmente quando argomentiamo di persone sfortunate e delle Loro famiglie coinvolte in situazioni davvero pesanti, a volte con risvolti problematici che appaiono insormontabili e che possono giungere al limite della disperazione: questi sono i casi in cui una società dimostra il suo grado di civiltà o il suo stato di inciviltà! La Provincia, con l’Azienda servizi sociali e il Suo disponibilissimo personale, ha quindi un compito difficile da svolgere anche quando la quantità e la qualità  delle strutture, dei mezzi finanziari e del personale posto a disposizione fosse abbondante e quindi soddisfacente. Se poi accade che la scure dei tagli del finanziamento pubblico colpisce anche dove solo prospettarlo dovrebbe costituire un “attentato umanitario” e quindi la qualità delle strutture risulta al limite del vivibile, i mezzi finanziari scarseggiano e il personale viene “tagliato”, allora si può giungere ad un punto di rottura insanabile fra chi gestisce “potere e risorse” e chi combatte da una vita, dentro e fuori la propria famiglia, per dare ai propri figli più sfortunati un avvenire che non può prescindere dalla ricerca di un percorso personalizzato e adattato ad ognuno di Loro e quindi in grado di soddisfare le Loro giustissime e giustificatissime aspettative.  Che non sono “chissà quali” ma quelle semplici, genuine, umane che possano tornare a farli sorridere e a guardare avanti, non solo con la speranza, ma anche con un minimo di certezza. E’ quindi politicamente inaccettabile, per non dire assolutamente incivile, che in Alto Adige, prima Provincia italiana a guardare al problema già nei primi anni 90 con chiarezza e determinazione, risulti oggi tra le ultime  a non avere ancora rispettato le leggi nazionali in vigore e la convenzione dell’ONU sul diritto dei disabili: sembra esserci un clima di disinteresse in Alto Adige nei Loro confronti che non ha alcuna giustificazione. E questo disinteresse politico è chiaramente dimostrato dal fatto che i tagli economici subiti dall’Azienda servizi sociali hanno intaccato proporzionalmente agli altri campi di intervento anche quello relativo ai disabili, malgrado ci si trovi senza adeguate strutture di inserimento personalizzato degli Stessi nel mondo del lavoro. Chi ne sta fuori frequenta “laboratori protetti e convitto” dove di fatto se non si creano i presupposti per un serio “piano educativo globale di vita” si ottiene, a lungo andare, l’effetto opposto configurabile in una forma di ghettizzazione certamente non voluta ma non per questo poco edificante: senza lavoro e vita esterna alle strutture non ci sarà mai integrazione sociale e miglioramento della qualità vita....

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Prostituzione nelle vie cittadine e sulle strade: fenomeno risolvibile solo se affrontato senza ipocrisia politica e quindi con la riapertura delle “case chiuse”.

Posted on 02/04/2013

GRUPPO CONSILIARE PROVINCIALE UNITALIA Al Presidente del Consiglio Provinciale BOLZANO MOZIONE: Prostituzione nelle vie cittadine e sulle strade: fenomeno risolvibile solo se affrontato senza ipocrisia politica e quindi con la riapertura delle “case chiuse”. La soluzione politica dei problemi della nostra società non può essere affrontata con false interpretazioni o con ragionamenti ammantati di ipocrisia ma solamente con l’analisi serena, anche se a volte scomoda e umanamente gravosa, della situazione. In quest’ottica si inserisce l’annosa problematica relativa alla prostituzione; fenomeno sempre più grave anche nella nostra provincia e mai correttamente affrontato sotto il profilo politico-istituzionale, malgrado sollecitazioni in questo senso giungano sempre più pressanti sia dai residenti che dalla società civile. Detta problematica, coinvolge infatti sempre più anche la nostra città che vede la criminalità prosperare nell’abominevole sfruttamento delle prostitute e della immigrazione clandestina; che pesa su interi rioni di Bolzano intasando il traffico, creando problemi alla quiete pubblica, ponendo in serio rischio anche la sicurezza dei residenti. Questo cosiddetto “mercato del sesso”, praticato sulle strade e nelle vie, e del resto riscontrabile in un contesto generalizzato purtroppo anche a livello nazionale, ha bisogno di essere regolamentato con urgenza da norme certe e affidabili visto che, purtroppo, non si riesce altrimenti ad arginarlo e a diversamente risolverlo, malgrado gli apprezzabili sforzi in questa direzione sviluppati. Regole certe quindi che non possono esimerci da due fondamentali riscontri: – Porre le forze dell’ordine nella possibilità di agire arrestando le prostitute che operano sulle strade e quindi creare un credibile freno al fenomeno da un punto di vista legislativo. Ciò è fattibile con modifiche al codice penale che considerino finalmente anche la prostituzione, e non solo lo sfruttamento, come un reato penale. – Per giungere a questa determinazione è però parimenti necessario regolamentare con apposite leggi, la prostituzione, riaprendo le cosiddette “case chiuse”: luoghi di incontro “per sesso a pagamento” vigilati e regolamentati dallo Stato, che diano ampie garanzie alle operatrici del settore la cui sicurezza fisica, socio-sanitaria e previdenziale, va assolutamente garantita. È con l’evidente amarezza umana dovuta alla impossibilità pratica di affrontare in altri termini la difficile questione che ci poniamo politicamente nelle spiacevoli, ma parimenti inevitabili, condizioni di cui sopra. Del resto, il mercato della prostituzione, fenomeno antico e mai risolto, risponde alle regole di mercato; se aumenta il numero delle prostitute sulle strade è evidente che in crescita è anche la domanda e quindi sarebbe ipocrita e irresponsabile no prenderne doverosamente atto cercando soluzioni che, anche se umanamente difficili e apparentemente incivili, non possono essere politicamente eluse. Ciò è dovuto al senso di responsabilità dal quale non possiamo comunque estraniarci: solamente affrontandolo in tutta la sua gravità e non trascurando le sue implicazioni sociali, dirette ed indirette, potremmo tentare di garantire una potenzialmente adeguata soluzione.   Si impegna la Giunta provinciale   –       a sollecitare il governo nazionale affinché con nuove leggi e regole si giunga ad affrontare...

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